Il Mestiere più antico del mondo “U’ salinaro”

Le Saline di Nubia sono tra le più affascinanti ed antiche saline italiane; hanno visto la luce nel XVI secolo grazie alla operosità dei Fenici che intuirono saggiamente l’enorme potenziale che tali aree, apparentemente spoglie, potevano donare allo sviluppo economico della zona.

Grazie alla particolare ubicazione delle Saline, la visita diventa estremamente piacevole grazie alla  meravigliosa prospettiva sulle antistanti isole Egadi.

La vastissima area consente di visitare il suggestivo Museo del Sale che riporta indietro nel tempo, alle antiche tradizioni radicate nel territorio ed alle usanze della sua gente.

E’ proprio qui che si può profondamente conoscere quello che potremmo definire uno dei Mestieri più antichi del mondo: “U’ salinaro”, un mestiere duro e faticoso articolato in diverse fasi che fanno nascere l’ “oro bianco”.

Innanzi tutto, l’acqua di mare viene fatta confluire in cinque ordini di vasche dove, grazie a vento e sole, evapora regalando grossi cristalli di cloruro di sodio.

La prima vasca è denominata “fridda” ed è quella più vicina al mare in cui esso può confluire. Qui si raggiungono dai 3.5 ai 5 gradi Baumè, che è la scala di riferimento per la densità di un liquido dove 0 gradi è il valore che assume l’acqua non salata. 

A seguire l’acqua viene riversata in successione in altre vasche dai tradizionali nomi di “ruffiane” o “messaggere”, “ruffianeddre”, “cauri” e “santine”; qui si raggiungono crescenti valori di densità salina: 11° in cui precipita il carbonato di calcio fino a 20° in cui precipita il solfato di calcio.

Come ultimo step ci sono le vasche dette caselle o “caseddari” in cui si assiste all’ultima evaporazione dell’acqua che arriva a 25,7° Baumè e si libera di tutte le impurità, generando il sale.

Nell’intervallo tra i 15 °Bé ed i 30 °Bé l’acqua può assumere una colorazione rossastra dovuta alla presenza della microalga Dunaliella salina. Questo dona alla vista una delicata connotazione colorata alle distese saline. A coronamento di questo lungo e paziente processo c’è la raccolta del sale da parte dei salinari che lo dispongono in piccoli cumuli. Un tempo il trasporto del sale era eseguito tramite ceste di canna “cartedde” di 25 o 30 kg caricate a spalla o sui muli, oggi viene utilizzato un nastro trasportatore ammassando il sale raccolto in piccole colline, vicino alla salina e ricoprendo le stesse con delle tegole di terracotta dette “ciaramire” affinchè il sale si possa asciugare e perdere l’acqua in eccesso.

Salvatore Ferragamo

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