Diabete, scoperto il frutto italiano che riduce i rischi della malattia “Ne bastano due al giorno”

Nella mela piccola, c’è il succo buono. Forse il migliore. Un’eccellenza del territorio Campano, una prelibatezza per palati di tutte le specie. La mela annurca è uno dei frutti più apprezzati da chi di cibo ne capisce. Poco usata per le torte, è sicuramente un prodotto che va mangiato, assaporato per come è. Oppure come decotto, magari in inverno. Quando fa più freddo.

La mela annurca ad ogni modo rappresenta l’Italia. Poco noverata tra i piaceri e i prodotti autoctoni di questa terra, c’è, esiste, e capita spesso trovarla “nascosta” sotto strisce di paglia per l’essiccatura, sulla strada per Velia, terra storica che diede i Natali a Parmenide, filosofo presocratico.

La mela annurca e il diabete

Piccola, non perfettamente tonda, schiacciata. Rosso spento.  Le sue proprietà sono molto nutritive. Produce vitamina B1, B2, PP e C. Non solo, ricca anche di minerali come potassio, fosforo, manganese. Particolarmente adatta ai bambini ed agli anziani, è indicata spesso nelle diete ai malati e in particolare ai diabetici su cui può avere effetti benefici particolari come ha dimostrato lo studio che andremo a vedere

Due mele annurche al giorno per inibire l’assorbimento di glucosio e diminuire il colesterolo

Eppure sulla mela annurca o melannurca si sono spesi i migliori medici. Uno studio della Università di Napoli Federico secondo ha dimostrato che questo tipo di frutto dimezza i danni ossidativi alle cellule epiteliali gastriche.  La sua azione gastroprotettiva dipende dalla ricchezza in composti fenolici, che sono in grado di prevenire così i danni ossidativi dell’apparato gastrico e aiutando a combattere le malattie gastriche legate all’azione di radicali liberi.

Non solo. Il consumo delle mele, portato a due al giorno, abbassa i rischi di colesterolemia. Evitando alle persone che ne soffrono, l’utilizzo, con una buona alimentazione, di farmaci come la statina. I ricercatori hanno dimostrato che in alcuni tipi di mela, come la Red Delicious o la Pink Lady sono presenti polifenoli che inibiscono sia l’assorbimento di glucosio che di colesterolo. Addirittura, il succo dell’Annurca è molto più efficace. Il consumo di due mele Annurca al giorno per due mesi portava a una riduzione del colesterolo totale dell’8,3% , contro il 4,4% delle Granny Smith , il 3,1% delle Red Delicious , il 2% delle Fuji e l’ 1,3% delle Golden Delicious.

Dove si trova

La zona di produzione della “Melannurca Campana” IGP comprende circa 140 comuni. Tutti appartenenti alle  province campane. Le aree ove si concentra la maggior parte della produzione sono: nel napoletano la Giuglianese-Flegrea, nel casertano la Maddalonese, l’Aversana e l’Alto Casertano, nel beneventano la Valle Caudina-Telesina e il Taburno, nel salernitano l’Irno e i Picentini.

Il riconoscimento IGP

L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Melannurca Campana” è stata riconosciuta, ai sensi del Reg. CE n. 2081/92, con Regolamento (CE) n. 417/2006 (pubblicato sulla GUCE n. L 72 dell’11 marzo 2006). L’iscrizione al registro nazionale delle denominazioni e delle indicazioni geografiche protette è avvenuta con provvedimento ministeriale del 30.03.06, pubblicato sulla GURI n. 82 del 7.04.04, unitamente al Disciplinare di produzione e alla Scheda riepilogativa (già pubblicata sulla GUCE unitamente al predetto Reg. 417/06).

La storia

Già i romani, e prima ancora i greci, erano consumatori di Mela Annurca. Secondo gli storici la presenza di questo frutto è da considerarsi in luogo puteolano. Forse già al tempo degli Eubei, prima popolazione a sbarcare sulle coste Campane. Plinio il Vecchio, in alcuni suoi scritti la chiamava Mala Orcula ( dell’Oroco) data la provenienza accanto agli inferi. Da qui poi prese il nome di “anorcola” per poi arrivare nelle nostre fruttiere con il nome appunto di Annurca.

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