La storia di Monica Vitti nel cinema italiano

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Ci ha lasciato un’altra colonna del cinema d’autore italiano. Monica Vitti è morta ieri, 2 febbraio 2022, a Roma, sua città natale.

Noi di compriamoitaliano.it non potevamo esimerci dal salutare per l’ultima volta una grande protagonista del cinema italiano, una donna e artista straordinaria che tanto ha regalato agli italiani con le sue interpretazioni, una donna coraggiosa che ha sconfitto la guerra con la recitazione.

Impossibile non conoscerla, impossibile non ricordare le sue interpretazioni di donne forti, affascinanti, nevrotiche e bellissime alle quali prestava il volto, la sua inconfondibile voce sgranata e l’innata verve. Maria Luisa Ceciarelli, con lo pseudonimo di Monica Vitti, lascia un vuoto incolmabile nella storia del cinema italiano, ma anche teatrale. Le sue interpretazioni continueranno comunque a vivere e a comunicare anche dopo di lei.

Le origini teatrali

Maria Luisa Ceciarelli, nata a Roma il 3 novembre del 1931, è cresciuta a Messina e proprio qui ha inizio la sua passione per il teatro, quando si cimentava in teatrini domestici per distrarre i suoi fratelli più piccoli dalle bombe della seconda guerra mondiale. Eroina fin da piccola, studiò teatro all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica e fino a quel momento al cinema non pensava minimamente.

Iniziò una breve ma intensa carriera come doppiatrice, prestando la voce per Dorian Gray ne “Il grido”. Fu in quest’occasione che il registra Michelangelo Antonioni la notò per la prima volta. Rimase iconica la frase: “Ha una bella nuca, potrebbe fare del cinema”, e da questo momento la sua vita cambiò direzione, approdando sul grande schermo. E Antonioni aveva proprio ragione, perché la Ceciarelli aveva un vero talento davanti alla cinepresa.  

La carriera nel cinema

Lei è stata capace di coprire tutta la gamma di espressioni del cinema italiano: la donna borghese, nevrotica, dolente, la popolana, sguaiata, di un’allegria contagiosa. Punto di riferimento imprescindibile per tutte le attrici venute dopo di lei, Monica Vitti è stata mille in una: profonda, enigmatica, sensuale, spiritosa, intellettuale, popolare, malinconica, intelligente, bella, anzi bellissima.

Dal debutto nel cinema nacque la sua scelta di rivestirsi con uno pseudonimo, per rimpiazzare il nomignolo di “Setti vistini” con cui la chiamavano amici e familiari per la sua capacità di cambiarsi in fretta e furia. Scelse quindi un nome d’arte che le ricordasse il cognome della madre, Vittiglia, e un nome che non fosse troppo comune e utilizzato, Monica. Nasce quindi Monica Vitti.

Con le sue interpretazioni nei film di Antonioni, ha ottenuto numerosi premi, tra cui cinque David di Donatello come migliore attrice, tre Nastri d’argento, dodici Globi d’oro, un Ciak d’oro alla carriera, un Leone d’oro, un Orso d’argento alla Berlinale, una Concha de Plata a San Sebastián e una candidatura al premio BAFTA.

La grandezza di Monica Vitti si misura già tra due battute cinematografiche: “Mi fanno male i capelli” e “Ma ‘ndo hawaii se la banana non ce l’hai”. Unica donna a tenere testa e a dividere lo schermo con i grandi interpreti del cinema italiano del suo tempo, come AlbertoSordi, del quale fu amica e compagna di avventure, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni, la Vitti fu anche un punto di riferimento per le attrici sue coetanee.

I film

È stata poi la musa di Michelangelo Antonioni, che ha costruito per lei le protagoniste di alcuni tra i suoi più famosi film: L’avventura (1960), La notte (1961), L’eclisse (1962) e Deserto rosso (1964). Quattro donne diverse ma simili, quattro variazioni sullo stesso tema. La donna tormentata, la tentatrice, la misteriosa e la depressa, donne che hanno dato voce alle inquietudini e alle nevrosi della vita di coppia delle donne dell’epoca, ma che continuano a vivere immutate nel tempo.

I film con Antonioni le diedero fama internazionale e le aprirono la strada a molte altre collaborazioni con i migliori registi italiani ma anche stranieri, come Joseph Losey per il quale interpretò la spia Modesty Blaise, Luciano Salce in “Ti ho sposato per allegria” e l’indimenticabile Mimì Tirabusciò. In 35 anni di cinema ha realizzato 55 film.

L’addio al cinema

L’attrice già da vari anni si era ritirata a vita privata, in seguito alla diagnosi di una malattia neurodegenerativa, simile all’Alzheimer, che l’aveva colpita. Nel 2001, la sua ultima apparizione televisiva fu al Quirinale, dove le venne consegnato il David di Donatello.

Insieme al compagno Roberto Russo si era poi ritirata per vivere una vita tranquilla e lontana dal mondo delle telecamere, che era stato da sempre la sua casa.

Il 2 febbraio 2022, a 90 anni, la malattia che l’affliggeva ha avuto la meglio, portandoci via non solo la donna, ma la regina della commedia e del cinema italiano.

Dando l’addio a Monica Vitti possiamo salutare anche le tante donne che ha raccontato con grazia, femminilità e coraggio, ma salutiamo soprattutto una grande donna, una icona del cinema italiano.

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