La leggenda della sirena del lago Carezza

lago Carezza

Scopri il lago Carezza: uno dei luoghi più belli d’Italia, ricco di magia e leggende

Nel Trentino Alto Adige c’è un luogo dove le bellezze naturali incontrano l’incanto di una leggenda tramandata da tempi immemorabili, il lago Carezza (dal tedesco “Karersee”), situato nei pressi del comune di Nova Levante in provincia di Bolzano.

Il lago Carezza (adattamento in italiano di “Caricaceae”, famiglia di piante a foglia larga) è conosciuto anche come “lago Arcobaleno” per la  straordinaria, inusuale bellezza donata dal colore mutevole delle sue acque in base alla stagione o addirittura all’ora del giorno.

Il visitatore può assistere a uno spettacolo che non stanca mai, infatti il lago muta di profondità e ampiezza con il mutare delle stagioni dell’anno, le condizioni meteo e le precipitazioni: in primavera raggiunge una lunghezza di circa 290 metri, una larghezza di circa 140 metri e una profondità di 17 metri, in ottobre la sua profondità si riduce a soli 6 metri. Il livello dell’acqua è sostenuto anche da sorgenti sotterranee immissari invisibili agli occhi del visitatore. Anche le temperature delle sue acque mutano notevolmente nel corso dell’anno, dai 13 °C raggiunti nel mese di agosto fino a ghiacciarsi nei mesi invernali.

Tra i più noti che hanno soggiornato sul lago Carezza non possiamo non menzionare la  Duchessa Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach (la Principessa Sissi), che, nell’agosto 1897, per evadere dalla triste vita di corte e dalle tensioni familiari, trovò ristoro in questo luogo suggestivo.

La leggenda di Ondina

Al tempo in cui i maghi e le fate rivestivano ancora un importante ruolo nel mondo, il viandante che si trovava nei pressi del lago veniva ammaliato dal soave canto di Ondina, una ninfa timida e schiva che si immergeva nelle sue acque ogni volta che si scopriva osservata. Finché un giorno il suo canto fu sentito dal mago Masarè, il quale ammaliato e incuriosito si avvicinò al lago e scoprendo la splendida ninfa se ne innamorò perdutamente.

L’incanto fu  breve, e appena la splendida fanciulla avvertì la sua presenza si rituffò nelle acque del lago. Il mago Masarè, perso d’amore, da quel giorno tentò di avvicinare ondina, ma senza successo. La sua disperazione lo spinse a chiedere aiuto alla strega Langweda la quale gli consigliò di travestirsi da venditore di gioielli e di creare un arcobaleno che congiungesse i monti Cantaccio e Latemar, e di non farsi mai più vedere da Ondina con le sue vere sembianze umane.

La splendida Ondina, che non aveva mai visto un arcobaleno, risalì le profondità del lago per assistere a quello spettacolo straordinario, ma il mago Masarè, mal consigliato dall’impeto del suo amore dismise gli abiti di arcobaleno e si mostrò uomo. Appena la splendida ninfa lo vide si rituffò nelle acque, e lui pazzo di dolore distrusse l’arcobaleno disperdendo i gioielli che lo componevano nel lago.

Nessuno dei due fu mai più visto, e quel che resta di quel fragile, intenso, breve amore è solo la straordinaria bellezza donata dai colori mutevoli delle acque del lago.

Gli abitanti del luogo fecero costruire una statua di bronzo raffigurante Ondina con le sembianze di una sirena e la posero al centro del lago. Una cosa suggestiva riguardo questa statua e che essa, come la leggenda narra che facesse la ninfa, emerge dalle acque soltanto in alcuni periodi dell’anno, quando il livello del lago si abbassa, ma anche nei mesi invernali, quando le acque si ghiacciano, gli osservatori più attenti riescono a scorgere le sembianze della bellissima Ondina che attende il ritorno del clima mite per poter cantare ancora le sue ammalianti melodie.

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