È con questa riflessione che vogliamo aprire questa settimana. Vogliamo però che sia letta come stimolo per ognuno di noi a confrontarsi con la propria coscienza e con le proprie responsabilità, evitando di scaricare le colpe, che è oramai una radicata abitudine della nostra cultura.
Sappiamo benissimo, e forse anche troppo, che l’Italia è un paese meraviglioso, carico di ricchezza in ogni angolo della sua estensione, dalla paesaggistica alla sua posizione geofisica, dalla cultura ai profumi ed ai sapori. Abbiamo la fortuna di essere nati in un paradiso terrestre, e allora perché non facciamo nulla per difenderlo e valorizzarlo?
Si è vero, la politica italiana degli ultimi quarant’anni non ha dato forza alla nazione, ma è pur vero che chi ci ha rappresentato è lo specchio della nostra popolazione. Se la massa, o meglio la maggioranza ha espresso i voti che hanno eletto questi o quei personaggi, la responsabilità non sfugge, è pura espressione e responsabilità degli italiani.
Però di quello che è stato il passato, lo dice la parola stessa, “è passato”.
Ripartiamo da oggi, ripartiamo iniettando un senso di orgoglio e di appartenenza, iniziando ad agire con il sano cinismo di chi ha capito il valore della fiducia e della forza di essere uniti. Partiamo da noi, dando il nostro pieno supporto alle imprese ed agli imprenditori italiani, quelli veri, quelli che come dei samurai affrontano ogni giorno le sfide difficili che il mercato globale impone. Quelli che creano posti di lavoro ed economia per la nazione. Si, perché sono solo le imprese che fanno ricerca, producono e commercializzano beni, prodotti e servizi, creano ricchezza. Ricchezza perché c’è più lavoro, ricchezza perché pagano le tasse per il bene ed i servizi comuni come trasporti, sanità, formazione, lavoro pubblico eccetera. Ricchezza perché possano accumulare capitali per fare o attrarre nuovi investimenti. Ricchezza perché portatrice di sicurezza psicologica, umana. Abbiamo assistito a tante, troppe chiusure di aziende in questi anni, quelle aziende che erano il tessuto economico della nostra nazione. Da tutto il mondo hanno fatto la cosiddetta “spesa” sui beni e sulle ricchezze italiane e con il nostro pieno consenso. Abbiamo svenduto o regalato in taluni casi, sistemi produttivi, conoscenze, strutture e organizzazioni commerciali, con la netta conseguenza di un serio impoverimento del Paese.
E allora, basta lamentarci che non c’è lavoro, iniziamo noi stessi a crearlo, a rispettarlo e a valorizzarlo.
Iniziamo ad essere intelligenti acquistando e consumando i prodotti di origine italiana, che sono realmente tra i migliori al mondo. Dal cibo alla moda, dal design al turismo, solo per citare alcuni segmenti di eccellenza, abbiamo la fortuna di dire che è il nostro oro, la nostra ricchezza naturale. Ognuno di noi di qualsiasi livello o ruolo, faccia al meglio la propria parte perché siamo chiamati in causa tutti, nessuno escluso ogni giorno con responsabilità.
Diamo forza, sostegno ed impegno al nostro sistema produttivo, che più cresce e più diventa forte, forza che viene ribaltata sulla nostra società. Iniziamo ad essere intelligentemente cinici, sosteniamo la nostra ricchezza, compriamo italiano.

