Prodotti italiani, questi sconosciuti.

Vogliamo aprire questa settimana nel segno dell’ennesima riflessione. Riflessione che nasce, ormai inconsciamente, continuamente, regolarmente ma che stavolta è stata stimolata dalla puntata del 20 febbraio scorso di Porta a Porta. Il salotto di Vespa, come solito fare, ha ospitato un parterre di tutto rispetto: il Ministro delle politiche Agricole e forestali Centinaio, Ettore Prandini Presidente di Coldiretti, lo chef Gianfranco Vissani, il Professor Calabrese medico nutrizionista, Paolo De Castro vice presidente commissione agricoltura europea, Ivano Vacondio Presidente Federalimentare e la giornalista Concita Borrelli.  L’argomento della discussione partendo dal profitto generato dalla mafia alimentare, arrivava in maniera quasi automatica alla qualità dei prodotti italiani e al problema della contraffazione e della confusione che si genera nel marcato moderno. Diciamo subito che non vogliamo riproporvi la trasmissione, ne schierarci con uno piuttosto che con un altro degli ospiti di Vespa, anche perché le tesi esposte dai presenti, ognuno per il proprio ruolo erano tutte rispettabili e condivisibili. Quello che ci preme, è invece porre l’attenzione sul quadro che ne è venuto fuori. 24 miliardi circa il fatturato generato dalla mafia alimentare con i prodotti maggiormente contraffatti che sono principalmente olio, vino, prodotti ittici e derivati del latte. Vogliamo soffermarci su questo aspetto che per noi è fondamentale: vino che di uva ne ha vista poca, venduto come un gran cru, prodotti ittici surgelati e sottoposti a una sorta di lifting con prodotti tossici per farli sembrare freschi e appena pescati, olio che di italiano ha solo le scritte sull’etichetta e mozzarella di bufala, che di latte di bufala ne contiene in piccolissima percentuale. È pur vero che considerando il periodo storico ed economico che stiamo attraversando è più facile vendere prodotti che costano poco, perché purtroppo, la qualità italiana non tutti possono permettersela, ma è qui che bisogna lavorare, è qui che bisogna fare informazione corretta cercando di spostare la leva dell’acquisto dal prezzo alla qualità. Anche perché la vendita di prodotti di tal genere causa due tipi di conseguenze: 1) Scadimento della considerazione di elevata qualità dei prodotti italiani, e il danno è enorme se pensiamo che l’economia italiana si basa per gran parte sulla vendita nel mercato interno e in quello estero di quelle che sono le nostre “eccellenze agroalimentari”; 2) Un grosso rischio per la salute. Invitiamo tutti a prestare molta attenzione a questi aspetti, basti pensare che la portata del problema è talmente elevata, che noi siamo qui a parlarne nonostante siamo il Paese che ha più controlli sulle carni, l’unico che ha 10 organismi preposti al controllo alimentare, che ha un reparto dei carabinieri specializzato per le frodi alimentari, l’unico che svolge 720mila controlli all’anno. E il problema si amplifica enormemente se pensiamo che l’Italia negli ultimi dieci anni ha incrementato le esportazioni del 85%.

È opportuno su queste basi fare una profonda riflessione. L’Italia ha aumentato in maniera esponenziale le proprie esportazioni perché i nostri prodotti sono sempre stati simbolo di qualità, perché i vini italiani sono delle eccellenze apprezzati in tutto il mondo, perché l’Italia è il primo paese europeo per la produzione di riso, perché il pollame italiano, non gonfiato con gli estrogeni, come si fa altrove,  soddisfa il fabbisogno interno e può essere tranquillamente esportato, perché i nostri maiali non mangiano scarti alimentari come succede altrove, perché il cioccolato di modica è il primo cioccolato IGP in Europa, perché la mozzarella di bufala la produciamo solo noi, perché il parmigiano reggiano lo facciamo solo noi e l’elenco potrebbe tranquillamente continuare. Le istituzioni e noi consumatori insieme, dobbiamo fare di tutto per difendere le eccellenze italiane, per difendere la nostra economia, per difendere la nostra salute. Dal punto di vista dei controlli, come detto, si fa già tanto, ma è auspicabile una maggiore chiarezza e sempre maggiori informazioni certificate nelle etichette. Per il prodotto ittico per esempio, L’Italia ha già chiesto all’UE, al fine di evitare le frodi, di inserire in etichetta non solo il luogo in cui è stato pescato, ma anche la data in cui è stato pescato. Si, è anche questo vero che se viene contraffatto il prodotto, si può contraffare anche un’etichetta, ma spingere il consumatore a leggere le indicazioni, a informarsi su quello che mette sulla propria tavola, a cambiare il proprio approccio al momento dell’acquisto, a comprare un tipologia di prodotto una, due volte di meno in una settimana, ma comprarlo di qualità sarebbe un enorme passo avanti nella tutela della nostra salute e della nostra economia.

Compriamo in maniera intelligente, compriamo in maniera sana, Compriamo Italiano.

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